Sesso tra i giovani: com’è cambiato dagli anni ’60 ad oggi?

È innegabile che, dagli anni ’60 ad oggi, la società abbia fatto un salto evolutivo decisamente importante. Non si parla solo di migliorie industriali, tecnologiche e pratiche ma anche di apertura mentale e di diversi approcci a molti argomenti della vita quotidiana. Il sesso non fa eccezione. Le differenze tra i comportamenti sessuali ritenuti socialmente accettabili tra gli anni ’60 e oggi sono tantissime e molto importanti.

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Un ruolo fondamentale, naturalmente, lo ha avuto il ’68 con la rivoluzione femminista e lo sdoganamento di molti tabù. La libertà sessuale di cui godiamo oggi, che ci permette di vivere in maniera serena e soddisfacente il sesso, la dobbiamo senza dubbio alle coraggiose donne che, poco prima degli anni ’70, sono scese in piazza a rivendicare la femminilità e il diritto al piacere fisico. Oltre, naturalmente, ad aver conquistato tutti i diritti sociali e civili di cui la donna, fino a quel momento, non era ritenuta degna.

Il sesso negli anni ’60: un argomento tabù

Negli anni ’60, in Italia, il sesso non era sicuramente un argomento di cui poter parlare liberamente. Nelle case i bambini crescevano praticamente all’oscuro di tutto e imparavano, tendenzialmente, osservando gli animali o confrontandosi con ragazzini più grandi, che avevano avuto modo di accedere ad informazioni più specifiche.

Soprattutto le ragazze venivano tenute accuratamente lontane da qualsiasi possibilità di scoprire, comprendere, imparare o sperimentare la sessualità. Anche il ciclo mestruale, evento assolutamente naturale e fisiologico, veniva vissuto con vergogna e senso di colpa.

manifestazione femminista del 68'
Questo contribuiva fortemente ad instillare nella mentalità delle bambine il pensiero che il sesso, e tutto ciò che vi ruotava attorno, fosse qualcosa di immorale, da nascondere e praticare esclusivamente nel talamo nuziale, più per dovere verso il marito che per piacere personale. In generale, i concetti principali riguardanti il sesso, possono essere così riassunti:

le ragazze dovevano arrivare vergini al matrimonio, i ragazzi potevano trovare soddisfazione con delle prostitute o con qualche ragazza considerata, all’epoca, di facili costumi;
se una ragazza cedeva al desiderio prima di sposarsi veniva considerata indegna di diventare moglie. Non solo la famiglia viveva questa sua scelta come un’onta personale ma, in generale, gli uomini difficilmente accettavano di unirsi in matrimonio con una donna non più vergine;
alcuni giovanissimi, pur di ottenere il permesso di sposarsi, erano costretti a fare la cosiddetta “fuitina”: scappare insieme e consumare il loro amore. In questo modo, persino i padri più severi e le famiglie più nemiche tra loro, pur di non far scoppiare scandali, accettavano il matrimonio tra i due;
soprattutto per le donne, il sesso era un argomento spinoso, ricco di lacune e di mistero. La maggior parte delle mogli vivevano i rapporti col marito come “doveri coniugali”, spesso con ansia, paura, perplessità e nessun godimento fisico.

Tutto questo succedeva a causa dei retaggi culturali con cui i giovani venivano cresciuti. Lo stesso abbigliamento imposto alle donne era una mortificazione della femminilità e rappresentava un messaggio di chiusura al sesso.

Negli anni ’60, infatti, le ragazze e le donne portavano esclusivamente gonne al polpaccio o alla caviglia, non potevano concedersi scollature né abiti che valorizzassero le loro forme e la loro bellezza. Questo perché venivano educate a non mettersi in mostra, per non stuzzicare il desiderio di nessun uomo.

Non c’è da meravigliarsi, quindi, che a quei tempi le donne non riuscissero ad utilizzare il proprio corpo a scopo di piacere fisico ma lo considerassero uno strumento da donare in toto al marito, proprio per onorare quello che pensavano fosse un diritto esclusivo dell’uomo.

Il ’68, la Rivoluzione Femminista e i traguardi del 1970

Verso la fine degli anni ’60, però, qualcosa è decisamente cambiato nella società. Il grande cambiamento lo si deve alle femministe del ’68, un movimento politico italiano formato esclusivamente da donne.

A un certo punto, le ragazze italiane hanno deciso che non avrebbero più accettato quelle regole bigotte e mortificanti e sono scese in piazza per rivendicare il loro diritto alla femminilità, al piacere fisico e alla totale padronanza del loro corpo. Il femminismo ha sdoganato diversi concetti, dai più semplici ai più complessi. Ad esempio:

l’abbigliamento: grazie alle donne che sono scese in piazza è stato possibile concedere a tutte la possibilità di vestirsi a proprio gusto personale. Il ’68, e gli anni immediatamente successivi, hanno portato alla ribalta la minigonna, le camicette scollate, il bikini, i tacchi alti e tutti quei capi di vestiario che, ancora oggi, sono considerati il massimo della sensualità e della provocazione;
il diritto all’uso del proprio corpo: la rivoluzione sessuale era improntata, tra le altre cose, sulla giusta pretesa delle donne di essere le uniche padrone del proprio corpo. Iniziarono, quindi, a non essere più accettati i matrimoni combinati e la verginità cominciò a perdere di importanza e valore;
l’eliminazione del concetto di “dovere coniugale”: le femministe andarono contro anche a questo, insegnando a tutte le donne che il sesso non doveva essere un obbligo verso il marito ma un piacere per entrambi.

Sono due i punti fondamentali da considerare, per arrivare all’evoluzione sessuale dei giorni nostri. Il primo è l’approvazione della legge sul divorzio, avvenuta nel 1970. Dare alle mogli il diritto di sciogliere il vincolo matrimoniale e, volendo, fidanzarsi con un altro uomo, ha scardinato la convinzione che prevedeva di poter fare sesso con un unico compagno nel corso di tutta la vita.

Oggigiorno può sembrare una banalità ma, per quei tempi, fu una grandissima conquista tanto a livello legale quanto morale. Le donne si son viste riconoscere il diritto di scelta: la legge permetteva loro, finalmente, di slegarsi dal compagno ufficiale e vivere una nuova storia con un altro uomo.

Nel 1974 si ottenne un’altra importantissima conquista: l’abolizione del delitto d’onore, tramite un referendum. Bisogna infatti pensare che, fino a quella data, una moglie traditrice poteva essere uccisa dal marito senza che questi fosse riconosciuto colpevole. Eliminare il delitto d’onore ha, indirettamente, sancito la possibilità delle donne di cedere al proprio desiderio anche laddove questi non fosse rivolto al marito ma ad un amante.

I giovani del 2018: come vivono il sesso?

Al giorno d’oggi, a distanza di più di cinquant’anni dagli anni ’60, il sesso è un argomento non più considerato tabù da nessuno, quantomeno in Italia. I giovani d’oggi crescono in una società dove i messaggi sessuali sono dappertutto: dalle pubblicità alla televisione, dal cinema ai videogiochi, fino alle conversazioni alle quali possono assistere facilmente o ad internet, dove possono trovare di tutto, pornografia inclusa.

Tuttavia, pur avendo ben pochi limiti ed imposizioni, le statistiche degli psicologi e dei sessuologi specializzati in adolescenti segnalano che i ragazzi di oggi vivono la propria sessualità con molta più prudenza rispetto ai giovani degli anni ’70-’80. L’età della prima volta, infatti, è mediamente di 15 anni per i maschi e 17 per le femmine. Tutto sommato, un’età in cui si ha già una buona consapevolezza di sé e un’ottima capacità decisionale.

I giovani del 2018 sono estremamente informati: cresce, di anno in anno, l’uso del profilattico e della pillola tra gli under 18, così come il tempo di conoscenza prima di concedersi l’un l’altro, che si stima sia mediamente di 2 mesi.

I consultori sono uno strumento fondamentale per la serenità sessuale dei giovanissimi. Sempre più coppie, infatti, si rivolgono spontaneamente ai ginecologi di queste strutture prima di fare sesso, per avere consigli e controllare la propria salute.

Si può quindi affermare che, in linea di massima, gli adolescenti del 2018 vivono il sesso in maniera tendenzialmente sana e corretta. Questo dimostra, ancora una volta, che la cultura e la conoscenza vincono contro ogni divieto ed imposizione.

Il risultato è, infatti, una generazione di ragazzi sempre più in grado di evitare gravidanze indesiderate, malattie a trasmissione sessuale e brutte esperienze per quanto riguarda i primi approcci.

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