Il punto G è facile da trovare oppure è solo una leggenda metropolitana?

Il punto G: croce e delizia di tutti, di chi lo ricerca e di chi pensa di conoscerne perfettamente l’ubicazione. Qualcuno sostiene che sia di vitale importanza trovarlo e stimolarlo, altri pensano che non esista.

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Altri ancora sono convinti che ogni donna lo abbia in una zona diversa del corpo. Chi ha ragione? In questo articolo cercheremo di fare chiarezza e di cercare di sciogliere tutti i dubbi riguardo quella che pare essere la parte più sensibile in assoluto del corpo femminile.

Il punto G: cos’è e dove si trova?

Il punto G fu scoperto da un ginecologo tedesco, Ernst Grafenberg, che lo volle appunto battezzare con l’iniziale del suo cognome.

Si tratta di un piccolo pezzo di tessuto, posizionato in fondo alla clitoride, leggermente tondeggiante e sporgente.

Secondo lo studioso quello è il punto da cui origina il maggior piacere sessuale femminile e giustificherebbe diverse cose. Tra cui:

il fatto che molte donne provano orgasmi più intensi con la stimolazione clitoridea anziché con la penetrazione;
la preferenza, spesso questa sì leggenda metropolitana, che le donne preferiscano un uomo con il pene più lungo di 10 centimetri.

Perché questo? Appunto perché la clitoride è posta all’ingresso della vagina e misura circa 10 centimetri. Un pene più lungo arriva tranquillamente a stimolare, durante il rapporto, anche il punto G che si trova, appunto, alla fine.

il punto g è facile da trovare

Quanto c’è di vero?

Per alcuni anni si è parlato continuamente di punto G.

La scoperta ha eccitato un po’ tutti provocando un po’ un polverone mediatico. Se ne parlava nelle trasmissioni televisive dedicate alla salute e al benessere, sui giornali, nei Social, sotto-forma di discorsi scientifici o dedicando alla questione battute e memes.

In realtà, la convinzione di dover a tutti i costi trovare il punto G per far godere la propria partner è tutt’oggi abbastanza radicata, proprio perché l’argomento ha avuto una cassa di risonanza molto importante.

Ma quanto c’è di vero in tutto questo? Andiamo per gradi.

  1. Pare vero che, alla fine della clitoride, ci sia una piccola porzione di tessuto molto irrorato da vasi sanguigni, forse il più ricco di tutta la vagina. Quindi, particolarmente sensibile. Di contro, non tutte le donne sono uguali né a livello anatomico né a livello psicologico. Quindi, alcune donne, più propense alla vascolarizzazione capillare (quindi parliamo di 40-50enni, l’età in cui i capillari di tutto il corpo femminile iniziano a essere più infiammabili e sensibili) potrebbero in effetti avvertire sensazioni molto intense stimolando proprio quel piccolo pezzettino di tessuto. Altre, invece, non lo percepiscono così facilmente e hanno una sensibilità standard, ossia rispondono alle stimolazioni di tutta la clitoride o della vagina, se sono più vaginali che clitoridee.
  2. Il sesso, e l’orgasmo, per le donne è più una questione psicologica che fisica, al contrario degli uomini. Quindi, se non sono propense mentalmente a lasciarsi andare, se il partner non le stimola dal punto di visto cerebro-emozionale, se hanno dei discorsi irrisolti con la propria sessualità, non esiste punto G che tenga, faranno comunque fatica a provare l’orgasmo.

C’è da dire due parole, però, sull’effetto placebo. Infatti, molte ragazze o donne anorgasmiche, prese dalla foga e dalla voglia di provare un orgasmo per potersi tranquillizzare e sentirsi “normali”, possono trarre beneficio psicologico dalla questione del punto G.

Nel senso che, convincendosi di poter provare piacere se il partner stimola quel punto particolare all’interno della loro vagina, riescono a superare le barriere psicologiche e le credenze limitanti e arrivano al piacere.

Come spesso accade, soprattutto parlando di sessualità, possiamo dire che il punto G più sensibile in assoluto si trova nel cervello femminile e determina la riuscita di un soddisfacente rapporto sessuale molto più di quanto possa farlo la parte finale della clitoride.

Alcuni trucchi per raggiungere meglio il punto G

Detto questo, è innegabile che la stimolazione clitoridea completa, ossia raggiungendola tutta fino alla fine, dove appunto si trova il famigerato punto G, sia per la donna una delle pratiche in grado di provocarle più piacere.

Esiste qualche trucchetto per poterlo raggiungere? Con i rapporti orali è praticamente impossibile, infatti quelli stimolano soprattutto le piccole labbra e la parte iniziale della clitoride.

Con la stimolazione manuale, invece, è possibile accarezzare gran parte della clitoride fino a raggiungerne la fine, che va sempre toccata delicatamente proprio perché è una zona molto irrorata da vasi sanguigni quindi sensibile, delicata e propensa al sanguinamento.

Tuttavia, le tecniche per poter stimolare al meglio il punto G prevedono la penetrazione, in quanto questo punto è interno alla vagina e difficile da raggiungere.

I rapporti da dietro, per esempio, sono quelli che permettono meglio, e più facilmente, di arrivare a stimolare non solo la vagina e le pareti vaginali ma anche tutta la clitoride, incluso il punto G.

Ecco perché molte donne riscontrano di prediligere questa particolare posizione sessuale: perché, di fatto, è una di quelle in grado di donare più piacere in assoluto, pur non essendo particolarmente complicata e quindi adatta a tutte le coppie, anche quelle alle prime armi o quelle non più in verde età, che non vogliono, giustamente, rinunciare ai piaceri del sesso ma non riescono più a compiere le acrobazie di un tempo.

Il punto G è quindi una comune zona erogena?

In realtà sì.
Sul punto G, come abbiamo detto, si è puntato molto mediaticamente. La notizia, ai tempi, era piaciuta così tanto ed era così diversa dalle altre che ha cominciato a rimbalzare un po’ ovunque, ingigantendosi anche più del necessario.

Tutto sommato, questa piccola porzione di tessuto, è semplicemente una zona erogena come un’altra, ossia una parte di corpo molto più irrorata da vasi sanguigni rispetto ai tessuti circostanti.

Per questo, se toccata, reagisce in maniera più vivace. Se ci pensiamo, però, si comporta esattamente come tutte le altre zone erogene.

Ad esempio la bocca, che è molto più vascolarizzata rispetto al viso, è una delle zone che provoca più brividi durante i baci e le carezze.

Oppure i capezzoli, l’interno del braccio, la pianta dei piedi, l’ano. Sono tutte parti del corpo caratterizzate da uno strato di pelle molto sottile e delicata e tanti capillari: questo è ciò che le rende così reattive.

Il punto G è esattamente questo. Una zona sensibile, al pari di molte altre. Perciò non ci si deve preoccupare se, nonostante il partner lo trovi e lo stimoli adeguatamente, le sensazioni non cambiano o non si prova un orgasmo mai provato prima: è tutto normale.

Probabilmente, soggettivamente, non si è così sensibili in fondo alla clitoride, esattamente come a molte donne non piace o è indifferente farsi accarezzare nell’incavo del braccio o sui capezzoli.

Ricordiamo sempre che il sesso non è fredda tecnica e non siamo robot. Ognuno reagisce agli stimoli, sia fisici che di atmosfera, in maniera personale e unica.

E, ricordiamocelo sempre, il sesso è soprattutto psicologia e mente.
Rilassarsi e godersi tutte le sensazioni di un rapporto è il modo migliore di provare un orgasmo soddisfacente, anche senza bisogno di trovare per forza il punto G.

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