Pandemia e adolescenti: come hanno vissuto questa esperienza i 14/15enni?

La pandemia di Sars-Cov-2, virus responsabile della Covid-19, una patologia simil-influenzale che, in molti casi, si trasforma in polmonite interstiziale potenzialmente mortale o in patologia multi-organo, ha messo in ginocchio tutto il mondo a partire da fine febbraio 2020.

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Tutti hanno subito ripercussioni: a livello economico, professionale, sanitario, psicologico.

I ragazzi, soprattutto, hanno dovuto rinunciare a vivere appieno un momento importante della loro crescita: l’inizio dell’adolescenza, fase emozionante ma anche ricca di insicurezze e problematiche.

Pandemia e adolescenti: come ne sono venuti fuori i 14-15enni? Scopriamolo nel corso di questo articolo.

La pandemia di Covid-19: il 2020 sarà un anno da ricordare, o da dimenticare

A fine febbraio 2020 i TG di tutt’Italia diffondevano una notizia spaventosa, per la quale tutti siamo rimasti a bocca aperta: la pericolosa Covid-19, malattia che da qualche mese stava creando grossi problemi in Cina, era arrivata in Italia.

Il primo caso è stato scoperto e registrato in un ospedale di Codogno, un paese della Lombardia che è stato subito isolato.

Da quel momento è iniziata una e vera propria escalation che tutti, purtroppo, ricordiamo fin troppo bene: aumento esponenziale dei casi di contagio, lockdown, tamponi a raffica, scuole chiuse e unica speranza riposta nel vaccino che, prima o poi, si sapeva sarebbe arrivato.

La pandemia ha portato grossi problemi in tutto il mondo, di vario genere: sanitario innanzitutto, a causa della mancanza di posti letto in terapia intensiva ed incapacità di stabilire protocolli efficaci e univoci per la cura della malattia.

In secondo luogo problemi economici, chiusura di attività professionali e didattica a distanza per le scuole, cosa che si è ripercossa soprattutto sulla psiche dei più giovani.

la pandemia e gli adolescenti

Adolescenti: tutti i problemi che hanno dovuto affrontare

Se noi adulti siamo stati in grado di accettare il problema della pandemia e fronteggiarlo, pur subendo noi stessi momenti di panico e depressione, i ragazzi in crescita si sono trovati a dover vivere un periodo davvero difficile.

In particolare:

il dolore nel dover assistere alla malattia di nonni e parenti anziani, a volte anche genitori, e di confrontarsi, in alcuni casi, con la morte;
la paura di trovarsi in un mondo improvvisamente non più ritenuto sicuro;
la rinuncia alla scuola in presenza, per loro fonte di esperienze e amicizie e non soltanto di apprendimento;
lo stare chiusi in casa, senza poter vedere gli amici e senza poter interagire con nessuno dal vivo ma solo grazie alle chat, alle app e alle videochiamate;
il difficile rapporto con i genitori, preoccupati e oppressi dalla situazione.

Per i 14/15enni la pandemia è stato un momento particolarmente complicato.

La situazione li ha costretti a fare i conti con argomenti più grandi di loro, precocemente, come la malattia, la sofferenza e la morte, con le quali sono venuti a contatto senza essere stati adeguatamente formati e fortificati dalla vita.

Tuttavia, il disagio peggiore che hanno dovuto subire è stato quello di ritrovarsi isolati, senza poter interagire con gli amici.

A quell’età l’amicizia, gli abbracci, i baci e le prime esperienze sessuali sono fondamentali: privarsene per un lungo anno è stato, per loro, un colpo davvero duro da incassare.

A cos’hanno rinunciato i ragazzi

I giovani 14-15enni sono stati i primi ad essere messi in didattica a distanza.

Si è cercato, infatti, di privilegiare i più piccoli, che avevano maggiore necessità della scuola in presenza per poter apprendere le nozioni.

I ragazzi delle superiori, invece, avendo ormai acquisito un buon metodo di studio, sono stati ritenuti più idonei a sacrificarsi.

Questo li ha costretti a rinunciare a cose molto importanti per loro, tra le quali:

la routine quotidiana, fondamentale per l’equilibrio psicologico dei ragazzi. Sapere di avere un impegno ogni mattina con la scuola, con orari pre-stabiliti e certi, dà sicurezza, infonde una sensazione di appartenenza e ripetitività che, per i giovani, è come un porto sicuro;
l’interazione con i compagni di scuola, fondamentale per fare gruppo, sentirsi parte di una comunità, sviluppare una sana competitività;
la vicinanza degli amici, i pomeriggi insieme, i primi appuntamenti, i primi baci, i primi rapporti.

Le ultime statistiche stimano che è proprio a quest’età, quindi 14/15 anni, che sia ragazzi che ragazze iniziano a sperimentare le emozioni delle prime cotte e dei primi rapporti.

I 15enni del 2020 hanno dovuto saltare a piè pari questa fase.

Le ripercussioni che la pandemia ha avuto sugli adolescenti

Attualmente, possiamo dirlo, si vede seriamente la luce in fondo al tunnel.

La campagna vaccinale è andata benissimo, più dell’80% degli italiani sopra i 12 anni è regolarmente vaccinato e i numeri dei contagi scendono ogni giorno di più.

Hanno riaperto le scuole in presenza, tutte le attività produttive e, negli ultimi giorni, anche quelle ludico-ricreative come cinema, teatri, discoteche, locali.

Bellissima notizia per tutti ma, soprattutto, per i giovanissimi, che hanno potuto riprendere in mano le redini della loro vita e tornare a interagire con gli amici e i compagni di classe.

La domanda che tanti genitori si pongono, però, è la seguente: questo 2020 così difficile ha lasciato ripercussioni sui nostri ragazzi?

In realtà è concesso l’ottimismo: pare che i giovanissimi abbiano dimostrato una grande forza d’animo e una notevole intelligenza e abbiano affrontato e superato la pandemia con coraggio.

I giovani, nonostante tutto, hanno compreso velocemente il problema in tutta la sua grandezza e gravità e si sono comportati molto bene.

Purtroppo, però, non si possono ignorare le ripercussioni che questo ha lasciato sulla loro psiche.

Attualmente, in molti adolescenti si notano alcuni comportamenti che potrebbero essere associati a una specie di sindrome post-traumatica.

Ad esempio:

eccessiva attenzione all’igiene personale, con comportamenti che sfiorano l’ossessivo-compulsivo. Ad esempio lavarsi e disinfettarsi le mani troppo spesso, anche quando non ce n’è bisogno, rifiutarsi di togliere la mascherina anche nei luoghi in cui non è più obbligatoria, il terrore nei confronti delle malattie in generale;
insicurezza nei rapporti interpersonali;
paura nell’affrontare la scuola e gli insegnanti in presenza, con scene mute durante le interrogazioni anche quando sanno di essere ben preparati.

Tutto questo dipende sicuramente dal terrore che hanno provato durante la pandemia e dal lungo periodo di solitudine vissuto.

Questa situazione così pesante li ha portati ad avere paura delle malattie e dei contagi in generale, a non aver potuto sperimentare in libertà le prime esperienze di contatto sentimentale e sessuale e a dimenticare come ci si comporta con gli insegnanti in presenza.

In linea di massima tutto questo non deve preoccupare in quanto, a poco a poco, con la ripresa delle attività normali riusciranno a sciogliersi: i giovani hanno tante risorse e bisogna avere grande fiducia in loro.

In ogni caso, se ci si dovesse accorgere che un ragazzo o una ragazza dimostrano di avere un disagio psicologico e non riescono a riprendersi, è sempre bene consultare uno psicologo o un consulente familiare, per avere un quadro più preciso della situazione e qualche consiglio esperto su come poterla affrontare al meglio.

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