Comunità LGBT: chi sono e cosa significa questo acronimo?

LGTB: una sigla che spesso leggiamo, sentiamo e usiamo. Ma siamo sicuri di sapere tutti esattamente cosa significa e di contestualizzarla in maniera corretta quando parliamo di orientamento sessuale? Mai come in questo periodo la conoscenza è importante. Visto che, purtroppo, anche se siamo nel 2020 e viviamo in un Paese ampiamente scolarizzato e industrializzato, esistono ancora tanti pregiudizi verso determinate categorie di persone.

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Cosa vuol dire LGTB

LGTB è un acronimo che significa “Lesbiche, Gay, Transgender, Bisessuali”. Un’unica sigla per inglobare tutte le persone con una sessualità che esula dall’eterosessualismo.

Innanzitutto è importante comprendere che esistono diversi gusti sessuali e, di conseguenza, molte sfaccettature di vivere il sesso e il rapporto con la propria fisicità e quella altrui. Quindi, far parte della “comunità LGTB” non toglie nulla all’unicità della persona che, comunque, ha il diritto (e oserei dire anche il dovere) di vivere i propri istinti come meglio crede, senza sentirsi “categorizzato” ma sempre un individuo unico e speciale, come ogni essere umano.

Tuttavia è anche importante fare i dovuti distinguo, soprattutto come nota didattica per coloro che hanno ancora le idee confuse rispetto alle varie modalità di interagire con il sesso.

  1. Eterosessuali. Sono definite così le persone che provano attrazione fisica per individui del sesso opposto.
  2. Lesbiche. Sono le donne che provano desiderio sessuale per altre donne.
  3. Gay. Gli uomini che sono attratti da altri uomini anche se, questo termine, così come “omosessuale”, può tranquillamente essere applicato anche alle lesbiche.
  4. Bisessuali. Si tratta di persone che non fanno alcuna distinzione di genere ma che si possono sentire attratte indistintamente da uomini o da donne, sia per il loro aspetto fisico sia per quanto riguarda il coinvolgimento sentimentale e intellettuale.
  5. Transgeder. Si definiscono così tutti gli individui che capiscono, a un certo punto della loro vita, di avere un’anima femminile in un corpo biologicamente maschile o viceversa. Alcuni di loro possono scegliere di intraprendere un vero e proprio percorso di trasformazione, ricorrendo a cure ormonali e chirurgia, per adeguare il proprio fisico al proprio sentimento interiore. Altri, invece, non ricorrono a cambiamenti definitivi ma adeguano il loro modo di vestirsi e comportarsi modulandolo sul genere che sentono nel proprio cuore.

comunità LGBT

Perché è definita “comunità LGBT”?

Quando si parla di “comunità LGBT” non bisogna assolutamente pensare a un’associazione specifica, tantomeno politica o sociale. Il discorso è un po’ più ampio, complesso e delicato.

Per decenni, e purtroppo ancora tutt’oggi accade, le persone con un orientamento sessuale “diverso dal consueto” sono state discriminate e ritenute perfino malate. Cosa ormai smentita a gran voce da tutta la Comunità Medico-Scientifica, inclusi gli psicologi e i sessuologi.

Quando l’omosessualità e i cambi di sesso hanno cominciato a integrarsi nelle abitudini sociali, grazie al coraggio di persone che hanno scelto di “fare coming out”, esponendosi in prima persona e iniziando a reclamare a gran voce il sacrosanto diritto di essere riconosciuti per ciò che sono, senza doversi fingere etero per essere accettati, purtroppo la risposta non è stata unanimamente positiva.

Siamo tutti a conoscenza di come, tutt’oggi, si senta ancora parlare di episodi di violenza e discriminazione verso le persone gay o transgender.

Proprio per fronteggiare questo fenomeno e non lasciare soli coloro che decidevano di esporsi si è cominciato a parlare di “Comunità LGBT”. Un concetto più che un’associazione. Un modo di dire che serve a far capire agli omofobi che le persone con sessualità diverse dalla loro sono tante, sono unite e non hanno più paura di dichiararlo alla luce del sole, senza vergogna né timori.

Un termine inclusivo, che serve soprattutto ai più giovani, che spesso si ritrovano completamente soli e osteggiati persino dai familiari, ad affrontare un mondo che ancora non ha compreso l’importanza di accettare tutte le idee e tutti i gusti. Che siano sessuali, politici, nazionalistici o calcistici.

Sì, perché sappiamo bene che spesso, l’intolleranza e l’ignoranza si scatenano persino in ambiti che dovrebbero essere esclusivamente divertenti, come quello dello sport.

Il ruolo sociale della “Comunità LGBT”

Ribadiamo fortemente il concetto che dietro il termine “Comunità LGBT” non si cela nessun riferimento ad associazioni, partiti o gruppi politicanti.

Tuttavia, qualsiasi persona omosessuale, bisessuale o transgender lotta quotidianamente per gli stessi valori. Ossia:

affermare il loro diritto a vivere la propria sessualità senza doversi nascondere né vergognare;
promuovere le unioni di fatto per coloro che le desiderano;
allineare i diritti e i doveri delle coppie omosessuali a quelli delle coppie eterosessuali;
combattere la guerra all’omofobia;
denunciare tutti gli episodi di discriminazione.

Quindi, quando si parla di argomenti che coinvolgono coppie e famiglie, e si sente dire o si legge sulle testate giornalistiche “il parere/le richieste/le proteste della Comunità LGBT” si intende dire, semplicemente, che le coppie o le persone non eterosessuali hanno espresso o sottolineato dei concetti.

Ad esempio l’importanza di considerare le famiglie etero al pari di quelle omo. O dare a tutte le coppie, etero o gay, la possibilità di contrarre matrimonio, di avere figli, di ricevere sussidi familiari, di poter accedere ai permessi parentali, ai poteri decisionali per il coniuge.

Non dimentichiamo, infatti, che in molti casi le persone non hanno diritto di essere informati sulle condizioni di salute del compagno omosessuale o di poter accedere all’asse ereditario o di poter portare l’ultimo saluto al compagno appena spirato.

Ecco perché è molto importante sottolineare continuamente il concetto che esiste “una Comunità” LGBT: perché questi concetti, e le relative decisioni governative riguardo coppie e famiglie, interessano milioni di persone e non pochi singoli, isolati casi.

Quindi, il parere dei LGBT deve avere assolutamente lo stesso valore di tutti gli altri perché una decisione sbagliata porterebbe disagio a una fetta estremamente importante del nostro tessuto sociale.

Per sentirsi parte integrante della Comunità LGBT bisogna essere gay, transgender o bisessuali?

Assolutamente no! Questo è un altro argomento molto importante sul quale fare luce, perché è un altro pregiudizio stereotipato che va assolutamente scardinato.

Spesso, quando si approvano le idee della Comunità LGBT si finisce per essere “additati” come omosessuali. Questa cosa, alle persone intelligenti e di spessore, non dovrebbe assolutamente fare né caldo né freddo.

Tuttavia, è innegabile per soprattutto per i giovanissimi, non ancora pronti ad affrontare il mondo con la giusta maturità e non in possesso di strumenti difensivi costruiti con l’esperienza, possa rappresentare un disagio e un motivo di silenzio.

Chiunque può appoggiare le idee della Comunità LGBT. Esistono moltissimi gay, per esempio, che si dissociano dalla richiesta delle adozioni, perché non ne sono interessati o perché pensano che non sia giusto. Così come una persona eterosessuale può invece tranquillamente dichiarare di essere a favore.

Il grande valore della Comunità LGBT si basa proprio su questo: il rispetto di tutte le idee, di tutte le diversità e quindi anche il diritto di dichiararsi d’accordo o contrari a prescindere dall’orientamento sessuale e dal genere.

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