L’anorgasmia femminile potrebbe dipendere dalla forma della vagina?

Recenti studi ventilano l’ipotesi che l’anorgasmia femminile possa dipendere dalla forma della vagina. Quanto c’è di vero in questo? A quanto pare, una base di verità potrebbe anche esserci ma ci sono diversi fattori da comprendere e analizzare prima di saltare a conclusioni affrettate o preoccuparsi della propria vagina.

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Cosa di cui, purtroppo, si preoccupano tantissime donne. Infatti, gli ingressi al Consultorio, soprattutto tra le giovani, sono spesso giustificati da problematiche, paure e complessi riguardanti proprio la forma e la profondità del proprio organo sessuale.

Anorgasmia femminile: cos’è?

Si definisce anorgasmia femminile l’incapacità, totale e cronica, di raggiungere l’orgasmo.

Attenzione, ragazze: non si parla di un rapporto andato male, di una serata storta, della non compatibilità con un preciso partner.

Per poter pensare di essere anorgasmiche, e quindi rivolgersi a un professionista medico o psicologo per chiedere aiuto, è necessario che ci siano sintomi e condizioni ben precisi. Ossia:

non aver mai raggiunto l’orgasmo, né con la masturbazione né con i rapporti;
non provare piacere con nessun partner;
non riuscire a raggiungere il piacere con nessuna stimolazione sessuale quindi né con la penetrazione né con i massaggi clitoridei;
non provare piacere neanche con la masturbazione o con i sex toys.

anorgasmia femminile e forma della vagina
Se all’anorgasmia si aggiunge anche dolore, fastidio, mancata lubrificazione allora il problema è spesso fisiologico e può dipendere da una patologia vaginale.

Banalmente da infezioni o funghi, sempre curabili con un semplice ciclo farmacologico. Oppure da una malformazione congenita.

Quindi, se ci si trova in questa situazione, è bene sentire sempre il parere di un ginecologo, per fugare qualsiasi dubbio.

Se, invece, l’incapacità di provare l’orgasmo non si associa ad altri sintomi, quasi sempre si tratta di limiti o traumi psicologici che possono compromettere il rapporto della donna con il proprio corpo e con il sesso. Quindi, è bene consultare un sessuologo o psicologo, che aiuti a comprendere l’origine del problema.

Le forme della vagina

La vagina, purtroppo, per molti e molte è ancora un tabù.

Si stima che in Italia la maggior parte delle donne ha problemi e imbarazzi nell’affrontare l’argomento.

Quasi nessuna utilizza uno specchio per osservarla, cosa che potrebbe essere molto utile anche nella prevenzione di diverse patologie.

Molte donne non si masturbano, perché hanno difficoltà e si sentono imbarazzate e poco esperte nel toccarla.

Inoltre, l’iconografia, sia scientifica che pornografica, tende a rappresentare la vagina in un unico modo, ossia quello che possiamo vedere sfogliando un qualsiasi libro o sito di anatomia.

Nulla di più sbagliato. Si può tranquillamente dire che nessuna vagina è uguale all’altra.

La vagina può avere diverse forme e grandezze. Le labbra possono essere piatte, sporgenti, più gonfie e retratte.

Le piccole labbra possono essere molto grandi e spuntare dalle grandi oppure talmente piccole da essere quasi invisibili anche scostando con le dita le grandi.

Inoltre, sia le grandi che le piccole labbra possono essere asimmetriche, quindi dare forme particolari alla vagina, lisce o più rugose, chiare o meno, sode o più morbide, lisce o frastagliate.

Si sappia che qualsiasi di questa ipotesi rientra nell’assoluta normalità e non deve destare nessun tipo di preoccupazione.

Invece, molte ragazze prendono il coraggio a due mani e si rivolgono al medico per chiedere, non senza imbarazzi, se la loro vagina sia o meno normale, ritenendola in prima persona strana o poco attraente.

Forma della vagina e anorgasmia femminile

Ultimamente sono usciti alcuni studi che mettono in correlazione la capacità di raggiungere l’orgasmo con la forma della vagina.

In questo potrebbe esserci, in certi casi, della verità. Ad esempio:

una vagina malformata dalla nascita potrebbe impedire la corretta stimolazione clitoridea e vaginale e, infine, inibire il piacere;
in alcuni casi, dopo il parto, la vagina può modificare leggermente la sua forma (soprattutto se si è state sottoposte a episiotomia) e quindi cambiare anche la percezione del piacere sessuale;
alcune vagine, strutturalmente, sono meno facili da esplorare con le dita o con il pene, quindi può risultare più difficile provocare un orgasmo.

Tuttavia, tutte queste situazioni sono reversibili e risolvibili. Basta non fossilizzarsi sul solito sesso ma chiedere al partner di giocare, di essere fantasioso, di prestarsi a sperimentare nuove posizioni.

Nella quasi totalità di casi, infatti, non si tratta di anorgasmia, ossia una patologia vera e propria che impedisce di provare l’orgasmo, ma semplicemente di un approccio sessuale limitato, poco ricco e vivace, non sufficiente a provocare piacere.

Non è quindi un problema della donna, come nei casi di anorgasmia psicologica post-traumatica ad esempio o di un rapporto poco armonioso tra la donna e il proprio corpo e, di conseguenza, il sesso.

Molto più banalmente: si fa un sesso poco originale e troppo standard, che non riesce a soddisfare e non risulta coinvolgente al punto giusto.

Un esempio lampante è proprio quello del sesso post-parto.

Se una coppia è abituata ad avere rapporti sempre uguali, sempre nella stessa posizione, sempre con le stesse modalità è possibile che, dopo aver partorito e quindi aver modificato leggermente la struttura vaginale, la donna non provi più alcun piacere facendo sesso esattamente come prima. Ma che abbia bisogno di stimoli nuovi, di ritmi più sostenuti e coinvolgenti, di posizioni che rispettino meglio la sua nuova anatomia.

Tutte le donne possono provare l’orgasmo

Importante è sottolineare un concetto: l’anorgasmia, quella patologica, è sì annoverata tra le malattie riconosciute ma non è una patologia che mette in pericolo la vita o che può essere considerata spia di qualcosa di pericoloso per la salute.

Tuttavia è una condizione estremamente frustrante perché non riuscire a godere dei piaceri sessuali è, senza dubbio, un qualcosa che rende la qualità della vita decisamente peggiore.

Inoltre, ha un forte impatto sulla psiche. Una donna che non raggiunge l’orgasmo si sente spesso sbagliata, colpevole, sfortunata, quasi punita dalla vita. E questo non fa altro che peggiorare la situazione, rendendole sempre più difficile l’orgasmo.

Cosa fare, quindi, se ci si accorge di non aver mai provato il piacere o che, improvvisamente, raggiungerlo diventa sempre più difficile? Ecco gli step da seguire.

  1. Ricorrere a una visita ginecologica per tutta sicurezza, in maniera da appurare di non avere nessun problema a livello anatomico o, in generale, patologie a carico della vagina.
  2. Chiedere un colloquio con uno psicologo, esponendo il problema, per sincerarsi di non avere blocchi mentali o conflittualità irrisolte con se stesse, che potrebbero inibire una vita sessuale appagante e serena.
  3. Cercare di vivere il sesso con serenità e naturalezza. Rendersi conto che, a volte, potrebbe essere “colpa” del partner. L’incompatibilità sessuale non ha nulla a che vedere con l’amore e si può anche amare un uomo con tutto il cuore ma non trovarcisi bene a letto. In questo caso, parlarne apertamente. A volte si risolve sperimentando, di comune accordo, nuovi giochi erotici. Altre volte l’incompatibilità non ha soluzione e, in questo caso, è giusto capire quali sono le priorità e quindi decidere se vivere una storia di sentimento senza sesso o se chiudere e cercare altro.

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